Archive for September, 2007

Teatri del Mondo – parte I

teatro

‘Frequentare il Teatro’ non significa semplicemente recarvisi ad ascoltare musica o a guardare uno spettacolo, opera o rappresentazione di prosa che sia…

Andare a Teatro significa anche godere della bellezza architettonica (e, ovviamente, artistica) che molte costruzioni ci offrono.

Alcune sono dei veri capolavori. Altre, invece, sfoghi dell’architettura moderna…ma in entrambi i casi sono il risultato di un modo di guardare all’arte da parte dell’occhio umano che nel tempo è andato mutandosi ed evolvendosi talvolta costringendo questi luoghi meravigliosi a perdere tutte le caratteristiche di ‘Teatro’ e a piegarsi alle esigenze di pubblici più ‘all’avanguardia’ in una gara al raggiungimento della ‘acustica perfetta’ senza dare all’occhio…la sua parte.

Parlare delle storie di tutti i Teatri e le Sale da Concerto del Mondo…dai luoghi più classici a quelli più moderni e stravaganti raccontandoveli con parole e immagini.

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TEATRO MASSIMO

Palermo

Il Teatro Massimo Vittorio Emanuele di Palermo aprì le porte al pubblico la sera del 16 maggio 1897, ventidue anni dopo la solenne cerimonia pubblica di posa della prima pietra.
Già questa, avvenuta il 12 gennaio 1875, concludeva una vicenda travagliata, protrattasi tra mille contrasti per oltre un decennio.
Il concorso internazionale per il progetto e la realizzazione del teatro era stato infatti bandito nel 1864 dall’Amministrazione Comunale di Palermo, per volontà del sindaco Antonio Starrabba di Rudinì.
Da lungo tempo si parlava di erigere a Palermo un nuovo grande teatro, degno del centro urbano del meridione d’Italia più grande dopo Napoli.
Palermo, nella seconda metà dell’Ottocento, era impegnata a costruirsi una rinnovata identità alla luce della nuova unità nazionale.
La vita culturale subiva l’influenza della nuova fisionomia nazionale e le positive conseguenze dell’attività di imprenditori illuminati, quali i Florio, che tra l’altro contribuirono con generose donazioni alla costruzione del teatro, e per qualche anno ne furono anche gestori altrettanto illuminati.
Gli intensi scambi commerciali facevano sì che a Palermo convergessero e si sviluppassero interessi di dimensione europea, e che la città fosse in continuo contatto con modelli culturali differenti da quelli propri. Erano gli inizi della Belle Epoque, stagione che fu per la città un momento di rinascita culturale ed economica entrato nel mito e che sarebbe stato interrotto dallo scoppio del primo conflitto mondiale.

 

1862

Le premesse per la costruzione del Teatro risalgono al 1862, quando il Sindaco, Marchese di Rudinì, succeduto a Mariano Stabile, incaricò una commissione comunale di effettuare gli studi necessari alla realizzazione di un progetto per il teatro, e procedette all’esproprio dei terreni ubicati presso Porta Maqueda, zona in cui sorgevano parecchi edifici appartenenti a congregazioni religiose tra cui i Monasteri delle Stimmate, quello di S. Francesco e quello dell’Immacolata Concezione a San Giuliano, oltre alla Chiesa di Santa Marta.

 

1864

Per il progetto del teatro si decise di bandire un concorso. Il Consiglio Comunale approvò l’iniziativa il 25 maggio 1864. Le norme furono pubblicate, con un bando, il 10 settembre 1864 mentre la scadenza era fissata per il 10 settembre 1866, data prorogata al 10 marzo 1867. Come sede della giuria si scelse Palermo; i partecipanti, di varia nazionalità, furono 35. La commissione giudicatrice era composta di tre membri: Gottfried Semper in qualità di presidente, Mariano Falcini e Saverio Cavallari in qualità di membri.

 

1868

Il concorso fu vinto da G.B. Basile, noto architetto palermitano. Così in data 4 settembre 1868 il Sindaco, Salesio Balsano, si premurò di annunciare al Basile l’esito del concorso accompagnato dalle sue congratulazioni.

 

1874

La sera del 30 ottobre il Consiglio Comunale deliberò che il teatro si costruisse e che il direttore dei lavori fosse il Basile.

 

1875

Il 12 gennaio, Palermo potè con gioia assistere alla posa della prima pietra in piazza Giuseppe Verdi. Alla cerimonia parteciparono tutte le maggiori autorità cittadine.

 

1891

Morì G.B.Filippo Basile. Non ebbe il tempo per vedere compiuta la sua opera i cui lavori furono sospesi nel 1882 per riprendere solo nel 1890.

 

1897

Il 16 maggio, il Massimo, secondo teatro d’Europa dopo l’Opera di Parigi, inizia la sua attività di teatro lirico con il Falstaff di Verdi.La serata inaugurale ebbe un enorme successo e per tutta la stagione si ebbe il “tutto esaurito”. D’altra parte, la presenza di uno sponsor d’eccezione, come Ignazio Florio, garantiva all’evento una risonanza mondana ed un rilievo internazionale. In effetti, Palermo in quegli anni, proprio grazie ai Florio, era una delle capitali europee, ed ospitava frequentemente le teste coronate di tutto il mondo.

 

1997

Le incertezze sulla data di apertura si protrassero fino all’ultimo, le maestranze si sottoposero a turni sfiancanti pur di consegnare il Teatro alla città. Il 12 maggio, nonostante i lavori ancora in corso, il Teatro viene riaperto con enorme commozione e partecipazione dei cittadini. Quattro giorni dopo, il 16 maggio, si festeggerà il centenario del Teatro con la Seconda Sinfonia di G. Mahler.

 

1998

Il 22 Aprile 1998 con l’Aida di Verdi la lirica torna al Teatro Massimo, che riprende in maniera definitiva il suo ruolo centrale nella vita culturale della città.

 

1999

Il 1999 è l’anno della prima stagione “ordinaria” e l’attenzione ritorna finalmente sulla musica e sulle attività normali. L’Ente Autonomo Teatro Massimo diventa Fondazione.

 

 

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Don Pasquale

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DON PASQUALE
dramma buffo in tre atti

Libretto di Giovanni Ruffini e di Gaetano Donizetti,
basato sul libretto di Angelo Anelli
per l’opera Ser Marcantonio di Stefano Pavesi.

 

Musica di Gaetano Donizetti

 

Direttore: Keri-Lynn Wilson
Regia: Italo Nunziata
Scene e costumi: Pasquale Grossi
Maestro del Coro: Miguel Fabiàn Martìnez
Assistente alla regia: Elena Barbalich
Luci: Patrick Latronica

 

Don Pasquale: Simone Alaimo; Bruno Praticò
Dottor Malatesta: Nicola Alaimo; Domenico Balzani
Ernesto: Antonio Gandia; Marc Laho
Norina: Aleksandra Kurzak; Gabriella Costa
Un notaro: Giovanni Bellavia

 

Credits
Orchestra, coro e corpo di ballo del Teatro Massimo

 

Allestimento del Teatro La Fenice di Venezia

 

Scene: Teatro La Fenice di Venezia
Costumi: Teatro La Fenice di Venezia/Atelier Nicolao (Venezia)
Attrezzeria: Teatro La Fenice di Venezia Parrucche: Fabio (Bergamo)
Calzature: Sacchi (Firenze) Video: GR Studio (Venezia)

 

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PHOTOS

 

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Keri-Lynn Wilson

 

Assurdità

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1. “Sono molto contento di essere Qui”, come disse il nipotino di Paperone.
2. Mi sono iscritto ad un concorso di colpa, ma non ho vinto niente perche’ non c’entravo.
3. La salma e’ la virtu’ dei morti.
4. Di questo potrei parlare all’infinito, ma odio Leopardi e tutti i poeti da pelliccia.
5. Non portare mai la tua donna alla baia dei Porci. Lei capira’.
6. La prima volta che ho visto un piatto di spaghetti, pensavo fosse una versione impegnativa dello shangai.
7. Cosa direbbe Freud se fosse ancora vivo? Beh’… Come sono ben longevo!
8. Pioveva sui nostri corpi spogliati, un vero nudifragio
9. Quando vedo un uomo piangere nel buio della sua stanza mi domando cosa lo spinga a non accendere la luce
10. Il formaggio con le pere e’ femmina ?
11. Ho regalato a mia moglie un cactus con il biglietto “Odio S. Valentino, non te”.
12. Alla manifestazione d’affetto c’erano tanti cartelli.
13. Era un tempo da lupi, infatti a Gubbio piovevano cani…
14. Ciccutella era una ragazza scapola fin sopra la spalla…
15. “Allora, signora, mi dica: quando ha accusato i primi dolori?”. “Guardi che ha capito male, sa? Io non sono una delatrice della sofferenza!”.
16. Mettemmo avanti le lancette dell’orologio. Cosi’, per ingannare il tempo…
17. Ad Alfeo chiesero dov’era il cimitero e lui indico’: “Sempre dritto fino all’incrocio dove ti muore il cane, passi un grande dispiacere e sei gia’ arrivato”.
18. Quel mattino il sole era alto e i sette nani invidiosissimi come al solito; e non solo del sole, ma anche dei venti perche’ erano piu’ di loro.
19. Cristoforo Colombo disse che il mondo era una sinusoide e andava operata al piu’ presto.
20. L’estate era alle porte e mia sorella alla finestra.
21. In tutte le epoche, insomma, avere figli ha sempre significato sacrificio, almeno fin che non viene il giorno in cui col colapasta e il grembiule si apre un periodo nuovo: cioe’ l’eta’ scolare.
22. A scuola mi insegnavano che il pesce ombrello non sarebbe mai uscito col tempo bello e dicevano anche che le foche esistenti sulla terra erano di due tipi: foche buone e foche cattive (solo che le cattive erano anche ripiene e le chiamavano focacce).
23. E l’amicizia fa camminare l’uomo a testa alta. Certo che puo’ essere esagerato farlo sempre, perche’ prima o poi camminando cosi’ si sbatte contro qualcosa.
24. Ma attenzione: per vedere i sorci verdi non e’ sempre detto che debba succedere chissa’ che, basta solo abitare nelle fogne e avere della vernice color prato.
25. Passarono dal triangolo delle Bermude (l’unico luogo dove scompaiono i pantaloncini corti).
26. Sono tanti i nomi che hanno fatto grande l’arte della musica: Verdi, Rossini, Nerone, Bach, Offenbach, Wagner, Offenwagner e Toscanini, l’inventore dei sigari piccoli.
27. Si parla di anni che portarono oltre il progresso sperato e cioe’ fino ad arrivare all’invenzione della lettera “P”, con comprensibile giovamento delle pubbliche relazioni e dei rapporti umani di persone come: Latone, Inocchio, Irro, Aeron de Aeroni, Aa Giovanni, Uccini.
28. I dolci vennero sempre serviti alla fine di ogni pasto e cio’ li rendeva impazienti.
29. Il tempo vola e noi no. Strano sarebbe se noi volassimo e il tempo no, il cielo sarebbe pieno di uomini con l’orologio fermo. 30. E poi c’e’ la violenza con la sua famosa spirale che serve per non generare altra violenza.
31. “Prepariamoci un arrosto cardiaco”. “Dobbiamo prima trovare un bue infartuato”.
32. Io ero nel classico periodo in cui guardavo un uovo e chiedevo: chi sei tu? Ne’ carne ne’ pesce…
33. “Basta con questa vita, voglio farmi una famiglia”. “Esagerato… fatti solo la piu’ carina di tutta la famiglia”.
34. Bergonzoni, cosa ci dice sul suo futuro? Il mio futuro? Beh… guardo nella mia palla di vetro e dico: Toh! Ho un testicolo artificiale!
35. Ti amo, ti ho sempre amata, ti amo da generazioni. Mio padre ti amava prima di me, mio nonno prima di lui.
36. Casa Dolce Casa, e’ solo un proverbio oppure e’ una rivista di Arredamento Pasticceria Arredamento?
37. E secondo me, parere che peraltro condivido…
38. Come diceva un grande comico meteorologo: “Siamo uomini o temporali?”.
39. Gionny Falo’ mentre bruciava disse al suo popolo: “Non avrete paura del fuoco se sarete vigili…”. Ma mori’ prima di dire: “del fuoco”.
40. E’ uno strazio vivere nel paese di Campanelli per chi ama bussare.
41. Ho fatto molte file per avere anch’io una coda.
42. “Il diretto Savona-Baghdad è in partenza dal binario 812″. “812???”. “Beh, sì. E’ già quasi a Baghdad…”.

L’Opera Lirica

L’Opera lirica è un posto dove un uomo viene pugnalato e, invece di morire, canta. L’Opera lirica è un posto dove un uomo viene pugnalato e, invece di morire, canta. L’Opera lirica è un posto dove un uomo viene pugnalato e, invece di morire, canta. L’Opera lirica è un posto dove un uomo viene pugnalato e, invece di morire, canta. L’Opera lirica è un posto dove un uomo viene pugnalato e, invece di morire, canta.

 

Ecco cos’è l’Opera lirica…

 

E’ quel posto dove gli amori, seppur spezzati dalla morte, restano eterni…

Imparo a conoscere questo posto, man mano che passano i giorni. Ieri mi è stato narrato dell’amore di Figaro e Susanna, oggi di Violetta e Alfredo, domani Aida e Radames. Sono tutte storie che, dopo averle vissute, ti chiedi perchè nella vita reale tutto è invece così superficiale e statico e appare così assurdo.

L’Opera è come il teatro di prosa o un concerto di musica, l’Opera è il teatro di prosa e il concerto di musica…e si muove nella mente dello spettatore come un film ed entra nelle sue orecchie come una sinfonia e racconta le storie più magiche e incredibili che siano mai state narrate dall’Uomo…

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Incontri, scontri, amori e dissapori, streghe, fanti, dame e cavalieri, principi e duchi, bianchi e talvolta anche neri…

La magia dell’opera ci prende con sè, ci seduce e ci porta a vivere mondi che mai potremmo conoscere altrimenti…

Lo strumento?…E’ il più naturale e sensuale:

 

LA VOCE.

 

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The Art of Improvisation

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“The only element of jazz that I keep is improvisation”
- Jan Garbarek -

They know that improvisation is also jazz because improvisation, harmonically, doesn’t exist in classical music. So, in the end, it was jazz.
- Eberhard Weber -

Improvisation is a compositional method.
- Evan Parker -


There are many different schools of thought on how to teach or learn jazz improvisation. Some people recommend learning all the relevant scales and how they fit chord sequences, some recommend learning lots of established phrases, licks and patterns, some recommend just learning and playing tunes by ear. The best jazz improvisers often can’t explain the process, it is something totally intangible: a combination of intuition, imagination and great ears. There are some improvisers who know relatively little theory but have the rare gift of hearing the chord changes and automatically knowing what to play. For the majority the best results come from a combination of hard study (private and tutored), lots of focussed practice, regular playing with other people and listening to the greats.


I remember my first jazz improvisation…or better, my first attempt to jazz improvisation, as something very suffered (musically) but also very instinctive.
This could be a non-sense, but I can assure you that is true!
You’ve to think to the melodic line, but at the same time you’ve to play something different from the written text.
What you think is already existent, and everybody knows it…and nobody would listen to it again after the first jam session.
So you’ve to conduct the solo, YOUR solo…thinking to something already written but playin’ something new that even you don’t know yet!
Here is the moment of “instinct”, that is that particulary moment in which you try the best of yourself to show to the others what you’ve got inside, what and how you feel it.
Obviously, there is a great difference beetween playing with audience and without, but is the same difference beetween to play on a day we’re sad and on a day we’re happier…it depends on our mood.
Notes are ordered by our soul, we only have to play them.
My own concept of improvisation is the imagine of a pianist that reaches the total mental balance in the moment in which all the inspiration passes from him to the instrument.
All of this does not depends on cultural or religious elements…but only on his own sensibility.
Not on the cultural one, because otherwise I could sit at my piano in every moment of my life and draw out the most perfect improvisation.
But is not so…
In fact this is demonstrated by the fact that sometimes I sit at my piano and I cannot play anything…because I don’t feel untroubled.

I can define it as a kind of metamorphosis.
The audience will only feel a tiny tiny part of all we feel while we’re playing.
Almost only notes, trying to match them with THEIR own experiences of life.
The greatest improviser is the composer, that sometimes is the same character of the player, but sometimes he’s not.
When these two souls are cleaved, they’ve got totally different feelings.
But in jazz who plays and IMPROVISES is a bit composer, because every note is new, never played before in that order.
And you cannot see clearly the difference beetween the composer and the player…you only can see a line from the composer of the melodic line and the improviser.
The melodic line could be has been written centuries ago, but the improviser changes every night.

Salzburg Festspiele 23.7.06

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DANIEL BARENBOIM
WIENER PHILHARMONIKER

Sonntag, 23. July, 21.00 Uhr

 

Grosses Festspielehaus

 

WOLFGANG AMADEUS MOZART (1756-1791)
Symphonie D-Dur KV385
Haffner-Symphonie

 

JOANNES MARIA STAUD (*1974)
Segue
Musik fur Violoncello und Orchester (2006)
Auftragswerk der Salzburger Festspiele
Urauffuhrung

 

WOLFGANG AMADEUS MOZART
Konzerte fur Klavier und Orchester
B-Dur KV 595

 

DIRIGENT UND KLAVIER
Daniel Barenboim

 

VIOLONCELLO
Heinrich Schiff

 

WIENER PHILHARMONIKER
AKKORDEON Krassimir Sterev

 

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IT FOLLOWS, IT GOES ON…
On Segue. Musik fur Violoncello und Orchester

When one tells other that one is working on a piece for cello and orchestra, one not infrequently encounters the reply, “Ah, you mean a cello concerto?” “No!” I say, “not a cello concerto! It is Music for Cello and Orchestra.” At the beginning, this was, perhaps, merely a term of convenience for me.
Naturally, I could have named the work Piece for Violoncello and Orchestra – or quite simply Cello and Orchestra, as Morton Feldman, to give one example, named a work. Or I could have decided on such titles – retro-modern, after a fashion – as Confrontation, Constellation, …(con)cert(are)…or have made the – totally postmodern – choice of Symphonic Sketch for Violoncello and Orchestra. Yet from the start the word Music presented itself to me as the most inspirational, the personally most strongly liberating point of departure for my own work of invention. Free of value judgments, containing no formal expectations or attitudes, no self-indulgent knobbiness, no foreground historic points of contact, but merely: Music for Violoncello and Orchestra.

 

But why not a Concerto? Anyone who is passionate about music has very specific ideas about his term. Some people, namely specialists, like to trace the term “concerto” back to the Medieval Latin and Italian “concertare” (“to sound together”, “to work together”) or to the Latin “concertare” (“to dispute”, “to settle by argument”) and make reference to the works of the composers who first used this designation. Examples include the concerti of Andrea and Giovanni Gabrieliand Heinrich Schutz’s Kleine geistliche Konzerte. Following Arcangelo Corelli’s further deveopment of the form into the Concerto grosso, Antonio Vivaldi took the genre of the concerto and established, alongside the combination of “solo and accompaniment”, the dominant three-movement form of fast-slow-fast. A true success story of Classical, Romantic, and classic modern music, the concerto has been the form of many great works, and it is regarded today as a high point in the story of Western music.

 

A HISTORICAL OVERVIEW

 

What now, then, for a composer of today who no longer wishes to follow this formal model? Very well, one may make the objection that Liszt and Saint-Saens developed rhapsodic one-movement concerto forms on the 19th century. Or that, in the early 20th, Busoni left behind a many-movement monster that burst the genre wide open. None of these composers, however, was ready to entirely leave behind the sonata form which had exerted so lasting an inflluence in shaping the development of the concerto. It has only been sunce the irreversible abandonment of major-minor tonality – and with it the functional harmony that had shaped music until that time – that new musical forms emerged, each still calling itself “concerto”, and which were conceived as further developments, more or less stringent, of the traditional type (the concerti, for example, of Bartòk, Webern, Maderna, Zimmermann, and Dutilleux). Or they represented the utter negation, often hued with irony, of the concerto, with nothing left over of the erstwhile bourgeois showpiece but the name (as, for example, with Cage). Little by little, however, particularly after the disastrous neo-tonal wave of the 1970s and 1980s, the designation “concerto” took on a stale and flat flavor. And if my own new work bears no similarity at all to the concerto form (which I today no longer view as authentic) – why should I call it that?

 

The first word in the title, Segue (Italian: “It follows”), is conventionally used in musical terminology for a continuation of a musical work on the next page of the score. Here the term stands as a poetic symbol of my intention not to confront, while composing, a form that has become anachronistic. The series of events then becomes singular, subject only to a dramaturgy immanent to the work. And naturally Segue. Musik fur Violoncello und Orchester also plays with the ear’s expectations for traditional formal developments and with breaking them, with continuity and contrast, with surprise and stringency. Seemingly new material has in fact introduced long before, unnoticeably, as it were subcutaneously, and this material stands in contrast to musical situations that are ostensibly familiar, yet reveal themselves in the course of the work to be new. This focuses both the cello solo and the orchestra tutti – and all possible mixed forms in between. The negation of the concerto form influencesthe creation of every tiny germ of musical growth.

 

The total duration of the work is approximately 19 minutes. It is made up of four major sections, highly variable in length, but subject to an overarching ratio of proportions. The point of departure for this work was an unfinished sketch by Mozart, an Andantino for Violoncello and Keyboard Instrument, K. A 46 (374g). To be sure, this sketch is used in Segue. Musik fur Violoncello und Orchester neither as an alienating element (as for example in the polystylistic sense) nor as a shadowy reminiscence of a supposedly instead will not yet be revealed.

 

A MIRROR OF SOCIETY

 

Segue – it follows, it goes on – is not least a reference to the fact thet there are and always will be new and unusual things in art (as a mirror of society, too). What is, at first glance, foreign and unknown, indeed uncanny, often turns out to be, on closer inspection, something immensely enriching, and which broadens our horizons – just as immigration gives to every country people from other cultural spheres. A country of music should of course be aware of its artistic tradition, but not in a museum-like, but rather in a constructive, sense. It needs its great composers of the past just as it depends on its outstanding musicians in the present. For a tradition, however, to remain a living tradition, to make a tradition for tomorrow, a country above all needs artists working in the here and now – a fact that all too often goes forgotten. He who denies the new its right to exist, who is content, solely and alone, to consume the past, wormed over, over and over again (like the 459th La Traviata with an all-star cast), is like a gourmand who stuffs himself daily with his favorite dish, then withers away from malnutrition.

 

This work is dedicated to Heinrich Schiff, in solidarity.

 

JOHANNES MARIA STAUD
Born in Innsbruck in 1974, studied composition in Vienna and Berlin from 1994 to 2001, also attending the master courses of, among others, Brian Ferneyhough and Alois Pino. He is a confounder of the composers’ collective Gegenklang in Vienna. He was a recipient in 1999-2000 of a grant from the Alban Berg Foundation and in 2003-04 from the Heinrich Strobel Foundation of the SWR in Freiburg. Mr.Staud is a multiple prize-winner, including the Composition Prize of the Salzburg Easter Festival (2002) and the first Prize for Polygon in the category of composers under the age of 30 at the 2003 International Rostrum of Composers.

 

Ricordo del viaggio più importante della mia vita.

 

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Welcome!

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Prima di ‘ricominciare’ (chi mi conosce sa che tutto questo non nasce dal nulla, che non è la mia prima esperienza da ‘blogger’ e che sto semplicementeprovando a ‘cambiare aria’) vorrei premettere due cose:

Prima cosa: che quello che sta per svilupparsi vorrei fosse un luogo, uno ’spazio’ , un punto d’incontro per tutti coloro che desiderano parlare, commentare e porre le proprie osservazionia proposito della cultura musicale e delle arti in genere.

Non mi ritengo una grande appassionata di poesia, di danza…ma cerco comunque di sforzarmi a comprendere un pò tutto il mondo in cui vivono i ‘Geni’ ovvero quelle persone che fanno arte ‘dal nulla’.

Seconda cosa: Ho fatto un indice delle categorie…così quello che sarà visibile ai lettori avrà un criterio di catalogazione e non una lista di post sulla depressione e la fame nel mondo…

Talvolta si ha talmente tanta voglia di ‘comunicare’ che si sfocia negli sfoghi che: a noi che li scriviamo, magari, tirano su…ma chi legge…beh, mi sa che a lungo andare non leggerà più!

Dunque quello che vorrei è gestire un blog che riesca sempre a mantenere al centro la parola ARTE in tutte le sue sfaccettature…

E’ un periodo molto particolare per me, sto per iniziare una nuova vita…anzi, sto per RICOMINCIARE una nuova vita…e per i prossimi tre anni voglio restare concentrata per dare il meglio di me. In tutto.

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Inoltre spero di trovare nuovamente qui tutti coloro che fino a ieri leggevano e commentavano lo space precedente (chiuso per ‘crisi di governo’…del blog, il governo, s’intende!! XD )

 

Bene, dopo queste due (brevissime!!) premesse non mi resta altro che AUTOcongratularmi, rimboccarmi le maniche e iniziare il ‘trasferimento dati’…..

 

A prestissimo!!!

 

 

 

Welcome!

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“…Cos’è un aquilastro?
E’ un aquilone o una stella?
Chi dei due prevale sull’altro?
Il primo volteggia tra le nuvole, la seconda – dalla sua posizione – domina l’infinito dell’Universo.
Non sto cercando di sforzarmi di dare un senso ai nomi con cui Giovanni e molti altri compositori nella Storia della Musica hanno chiamato alcune delle loro composizioni composizioni; sto solo provando ad entrare nella loro testa…sto sforzandomi di condurre un’analisi di pensiero per capire cos’è che attraversa la loro mente quando immaginano la musica..in testa prima ancora di scriverla.
Esplorare la mente e al contempo la natura o i misteri dell’universo, o tentare di spiegare il nesso tra l’azione umana e il suo inconscio che trasporta in luoghi meravigliosi, al di là del tempo e dello spazio, in cattedrali sommerse – come direbbe Debussy – al confine tra realtà e pazzia.
Il dualismo che sto tentando di spiegare rappresenta le due diverse ma uguali nature dell’uomo:libertà e razionalità intese come inconscio e conscio.
La musica c’entra in quanto rappresenta – per me – il punto di contatto fra questi due luoghi:porta l’immaginazione oltre le capacità di un soggetto, avvolge la sua anima e la trasporta in terre sconosciute o all’interno di mondi mistici e surreali.
La musica è puramente soggettiva.Chiunque la suoni, al di là delle proprie capacità e preferenze in campo, lo fa “per tentativi”, cercando di raggiungere, attraverso la giusta sequenza di note,la perfetta descrizione delle proprie sensazioni.
Cercare lontano la perfezione…e un giorno finire per trovarla.
L’unico percorso di ricerca – quello artistico – che in un’intera vita abbia un senso percorrere…”

 

Questo blog nasce, o meglio, RInasce per unire a sè chiunque viva con e per l’arte, in tutte le sue forme.

Si esaltano la musica e le arti visive…e ogni giorno vuole essere un brindisi a tutti coloro i quali hanno scelto di vivere la propria vita in musica.

 

“…Libiamo ne’ lieti calici,
che la bellezza infiora;
e la fuggevol ora

s’inebriì a voluttà…”